Lo scorso Dicembre ho avuto la fortuna di vivere in Togo per una settimana.
Sì esattamente “vivere” perché il mio non si può considerare un semplice viaggio turistico, magari di quelli organizzati con l’illusione di non finire col vedere quello che qualcuno decide che è da vedere in un determinato Paese, e nemmeno uno di quei viaggi a scopo umanitario che, con tutto il rispetto per le finalità, sempre qualcuno decide come “confezionare” su misura per noi.
La mia esperienza è qualcosa di diverso ed è l’esperienza più vera e indimenticabile che si possa fare in un Paese straniero: quella di vivere la quotidianità con le persone del posto e farne parte.
Questo può significare magari svegliarsi alle 6 del mattino, quando la giornata a Lomè è già nel pieno delle sue attività, camminare a piedi per i quartieri periferici, in mezzo alla gente non in mezzo ai turisti da viaggio organizzato, significa andare a fare la spesa al mercato per poi partecipare ai lavori di casa, o andare in spiaggia per osservare la pesca non per abbronzarsi: vedere da vicino come vivono queste persone e farlo insieme a loro è una vera esperienza di vita e non può chiamarsi in modo riduttivo “viaggio”.
Arrivo a Lomé il 19 dicembre ed entro subito a far parte di una grande e numerosa famiglia. Ho trascorso questi giorni in una “casa familiare”, una casa strutturata con tante stanze o potrei anche chiamarli tanti piccoli monolocali, nei quali abitano i membri della famiglia. Le case sono molto diverse dalle nostre, sono molto basse e sono concepite per ospitare tutta la famiglia pur mantenendo ciascuno il proprio spazio e la propria privacy: questo mi colpisce parecchio, ma ne comprendo immediatamente il motivo; nessuno, giovane o anziano è mai solo in Africa e non passa giorno in cui i parenti non si vedano o non mangino insieme.
Questo mi fa molto sorridere perché per quanto una famiglia occidentale possa essere unita credo che questo senso di appartenenza alla famiglia e collaborazione sia abbastanza raro e prezioso. Ho la conferma di questo senso di non solitudine immediatamente, soltanto affacciandomi sulla strada: nel quartiere c’è sempre gente, soprattutto bambini in mezzo alla strada , musica che esce dalle case e persone che ballano o cantano o semplicemente guardano. Come ci si può sentire soli ? i vicini non sono certo di quelli che non salutano o girano le spalle entrando in casa. Nella casa familiare come in tutte le case che vedrò successivamente c’è il pozzo al centro del cortile, ed una lavagna che non può mancare perchè i bambini studiano in questo modo, col gessetto. Sono già a mio agio seduta nel cortile , aspettando di gustare le banane fritte che sanno essere uno dei miei piatti preferiti e mi stanno già preparando sul fornello a carbone.
Lomè è una grande città molto caotica me ne rendo conto immediatamente quando esco dalle strade periferiche dove cammino in mezzo alla terra battuta e arrivo sulla strada principale asfaltata, dove è un brulicare di macchine e moto che sfrecciano senza un minimo di regola o di logica. Ci sono tanti moto taxi, basta alzare il braccio non appena scorgi un motociclista con la maglietta gialla ed eccolo arrivare. Sorrido quando vedo una donna con il proprio bambino avvolto in un colorato tessuto e aggrappato alla schiena, sfrecciare in mezzo alla gente a bordo di uno di essi. Per la strada vedo tanta gente a piedi che porta qualsiasi cosa sulla testa, rimango stupita nel vedere una donna che porta addirittura una macchina da cucire! Al mercato e per tutta la città ad ogni ora si vende qualsiasi cosa si possa vendere e anche quello che non immagineremmo mai potesse essere venduto, tipo le bottiglie riempite di benzina esposte in bella mostra su un tavolino di legno, di varie misure e prezzo ovviamente! Lomé é la “città che non dorme mai”, passo alle 7 del mattino o alla 1 di notte e vedo sempre lo stesso traffico e lo stesso commerciante che sembra non si sia mai mosso da lì! Il mercato è un viavai di gente, si vendono soprattutto cibo e stoffe, i meravigliosi e colorati tessuti che acquisto , con grande difficoltà di scelta, per farmi confezionare degli abiti su misura. Mi portano da una sarta, basta infatti scegliere il modello su un grande poster e prendere le misure e il gioco è fatto: il primo dei miei 5 abiti commissionati lo ritirerò la mattina di Natale , per indossarlo quel giorno!
Anche al mercato si cucina e si vende quello che si è preparato, l’impressione che ho avuto è che il cibo sia a casa che fuori casa è preparato a qualsiasi ora e si dà particolare importanza alle attività della cucina alla quale si dedicano molte ore nell’arco della giornata. Mi capita molto spesso di arrivare nelle case e trovare le donne intente nella preparazione di qualche specialità , osservo così incuriosita e imparo così il procedimento della preparazione dell’olio di palma, o del cocco a scaglie.
La famiglia è molto grande e in questi giorni faccio visita a zii, cugini amici che abitano in altre zone della città. Ovviamente le case non sono tutte uguali c’è chi ha il bagno fuori e chi invece sta meglio e ha addirittura un fornello a gas, con la bombola. Non trovo però alcuna differenza nell’accoglienza, che si ripete ogni volta allo stesso modo. Mi accolgono subito come mi conoscessero già da tempo, mi abbracciano quando entro oltre che quando esco, sono pronti ad offrirmi qualcosa da mangiare che sembra già lì pronto per me nonostante non mi aspettassero (perché per fare visita a qualcuno non si avvisa mai) e mandano i bambini a comprare l’acqua naturale o una bevanda ai frutti esotici. Mi aprono le loro case senza vergogna qualsiasi sia la loro condizione, con vera dignità, questa è la cosa che più mi fa piacere riscontrare in tutti loro.
I bambini sono molto indipendenti, giocano tutti insieme a piedi nudi in mezzo alla strada , col niente. Questo mi fa stringere il cuore ma si allarga subito quando li vedo corrermi incontro incuriositi, chiamandomi “Yovo” (che significa bianca) perché non conoscono il mio nome, vogliono stringermi la mano, vogliono salutarmi, li prendo in braccio uno ad uno. L’importanza che mi danno, i sorrisi che mi regalano mi fanno sentire davvero felice di essere lì. Stanno in giro senza paura perché c’è sempre l’occhio di un adulto , anche estraneo che è pronto ad intervenire o guardarli se necessario, questo senso di responsabilità è molto bello e rimango molto stupita perché i pericoli che conosciamo noi nella società moderna sembrano così lontani… Mi guardo intorno e mi dico “dov’è andato Romario?” mi rispondono “sarà uscito a giocare, tornerà”, a tre anni esce da solo e torna a casa da solo…. E Romario arriva , dopo qualche ora , un po’ sporco di sabbia e col sorriso.
La domenica sono invitata a pranzo da un’amica di famiglia. Nel cortile quando arrivo le donne stanno già cucinando ed io voglio naturalmente partecipare. Stanno preparando il fou-fou, in un grosso recipiente in legno massiccio schiacciano con forza, aiutate da lunghi bastoni di legno e contemporaneamente in due o tre persone, la patata dolce. Ci vuole forza e coordinazione e ci provo volentieri perché dopo mangiarlo acquista un altro sapore! Arrivano altre persone passate per un saluto e si aggiunge loro posto , si mangia , si canta e si balla pur da seduti.
Sono invitata anche ad un matrimonio e vi partecipo volentieri. E’ un’ottima occasione per assistere ad una messa cattolica in lingua francese ed Ewe. Anche se non capisco molto , la funzione cattura totalmente la mia attenzione e seguo con ammirazione i vari rituali previsti per la funzione come la promessa davanti alla Vergine dei due sposi portati in corteo, o i bambini che entrano cantando e ballando per portare i doni alla coppia. Il coro gospel, numeroso e vestito con la divisa fatta di tessuto multicolore, mi sbalordisce mentre guardo come balla e canta contemporaneamente, in perfetta sincronia. La chiesa è grande e piena di persone che cantano e ballano, è un po’ strano vedere ballare durante la messa, ma non potrebbe essere altrimenti mi dico, per questo popolo che canta tutti i giorni la gioia di vivere e trova ogni pretesto per fare festa. Anche all’uscita sul sagrato un gruppo di persone attende l’uscita degli sposi e intona una canzone prevista per l’occasione, al suon di tamburi e trombe e ancora si balla! Il ricevimento in uno spazio enorme, “Place des fetes”, è il tipco festeggiamento togolese con musica tradizionale e moderna. Mi butto anche io e ballo insieme a loro, ormai sono bravissima! Aspetto anche il lancio del bouquet ma purtroppo non riesco ad aggiudicarmelo!
Nei giorni precedenti il Natale vado alla scoperta di tanti luoghi per meglio capire la vita dei togolesi. Visito alcune scuole, dove non posso far a meno di notare la grande differenza col nostro stile di istruzione. Vedo le aule, con i banchi piccoli e affollati nella stanza, le classi sono composte anche da 60 allievi mi dicono, vedo degli studenti che studiano in solitudine nel cortile, dall’esterno mi appaiono concentrati e tesi per un esame importante, ma poi mi spiegano trattarsi invece della quotidianità. La sera capita di vedere accanto ai pochi lampioni illuminati in città, persone che studiano sedute sul marciapiede. In giro per i quartieri entro nei bar dove provo ogni sorta di frittella e specialità che vogliono farmi assaggiare, bevo il caffè solubile che mi preparano. Faccio visita ad alcune botteghe artigiane come quella dove si riparano computer e cellulari di ogni tipo o a quella dove creano gioielli in argento. Mentre giro per i quartieri periferici, incontro un gruppo numeroso di bambini, con delle ciotole e dei tamburi vanno di casa in casa a cercare Gesù bambino e raccogliere i doni da offrirgli. Una di loro, vestita tutta di bianco e con un bambolotto in braccio mi sorride.
Durante la mia permanenza ho anche la fortuna di vivere Lome “by night” in quanto la “città che non dorme mai” , come la definisco io, offre anche tanti divertimenti. Ceniamo in un famoso bar dove si dice si mangino i migliori spiedini della città, e confermo! Andiamo poi al “Montecristo”, un locale dove si fa Karaoke. L’ambiente è bello, internazionale ed infatti ci sono vari stranieri, fra cui me, che cantano una canzone nella propria lingua. Io scelgo “Se bastasse una canzone” di Eros Ramazzotti ed è un successone, a parte per la mia voce, per la scelta musicale visto che in Togo amano molto Eros e Pausini. Andiamo poi al “Privilege”, una discoteca dove i djs sono davvero molto bravi, non per nulla il resident dj è il vincitore del campionato di djs in Togo.
Il giorno precedente il Natale commetto una leggerezza bevendo un tipo di acqua impacchettata in un sacchettino di plastica.. e non sapendo che non era acqua minerale. Ho così iniziato ad accusare problemi allo stomaco e dissenteria. In famiglia sono tutti preoccupati , soprattutto del fatto che mangio soltanto “molu blanc” (riso in bianco) per loro inconcepibile! Alle 4 di mattina vado in una clinica privata dove mi accolgono prontamente e con molta professionalità e mi rimettono in piedi nel giro di un paio d’ore.
Il giorno di Natale, come nuova , mi sveglio e per prima cosa vado a ritirare il mio vestito togolese. Dopo alcuni piccoli accorgimenti mi sta perfetto! Passo la giornata di Natale in famiglia ovviamente, stiamo tutti insieme, mangiamo , parliamo e c’è musica nell’aria. Apro il pandoro e il panettone che ho portato loro e piace a tutti, ovviamente bambini in primis.. non l’avevano mai assaggiato. Finiamo la giornata tutti insieme in spiaggia, questo è il mio primo Natale passato a 35° a sorseggiare una bevanda dolcissima al malto, circondata da tanta gente e da tante risate.
Nei giorni successivi faccio un giro nei dintorni di Lomé, alla scoperta dei villaggi. Qui il tempo sembra essersi fermato. Mi trovo a Glidji, un villaggio molto pittoresco. Faccio visita alla chiesa, è molto particolare, vicino all’altare ci sono i grossi tamburi che vengono utilizzati nelle funzioni domenicali. Incontro altri parenti, mi cucinano la buonissima patata “koliko” fritta che io adoro. Poi mangiamo “acume”, la tipica polenta fatta sulla brace e non al vapore come viene mangiata in città, con un contorno di peperoncino che mi viene “frullato” davanti agli occhi sfregandogli sopra una pesante pietra fino a ridurlo in poltiglia. I paesaggi intorno sono molto caratteristici, ho scoperto che anche in Togo c’è la nebbiolina fitta che sul “lac Togo” mi regala un’immagine cartolina. Più avanti un lembo di sabbia, è il punto dove l’oceano e il lago si incontrano ed è uno spettacolo impedibile e ben visibile grazie alle correnti contrapposte, nell’acqua dei pescatori cercano di prendere da ambo le parti.
Il giorno della mia partenza mi aspettano tutti a casa, anche i parenti visitati in questi giorni, vengono tutti alla casa familiare per farmi una “festa di arrivederci”. E’ un momento indimenticabile, sono tutti lì per me grandi e piccoli, vestiti a festa come a significare che è un’occasione importante, e anche io , indosso uno degli abiti confezionati per me, bianco e blu, davvero bellissimo. Stiamo insieme , bene come lo siamo stati durante tutta la mia permanenza a Lomé. Voglio esprimere loro gratitudine e affetto, che sento naturali per tutto ciò che mi hanno dato in questi giorni e provo a farlo con un discorso un po’ in francese un po’ in Ewe e mi regalano persino un libro per continuare a studiarlo.
Sono stati giorni intensi, ricchi di emozioni, ho visto e imparato cose nuove, diverse dalla mia cultura. In questi pochi giorni vissuti intensamente ho fatto una quantità di cose che non avrei mai creduto, sono persino riuscita a vedere un matrimonio e un ospedale! Ho visto e provato uno stile di vita molto diverso dal nostro e soprattutto mi ci sono ritrovata bene. Merito sicuramente del mio spirito, ma in buona parte anche di tutte queste persone che mi hanno fatta sentire a casa, mi hanno fatto stare bene.
Da questa esperienza traggo un grande arricchimento, sicuramente la cosa più forte che ho sentito è il calore che queste persone mi hanno trasmesso mettendo a disposizione tutto quello che hanno, col sorriso e con grande cuore, la loro grande forza d’animo. Ho imparato che non importa avere culture diverse o non parlare la stessa lingua, per poter dimostrare affetto, amicizia e per scambiarsi reciprocamente qualcosa.
Sono tornata a casa con una lacrima che mi hanno stoppato alla partenza, tanti nuovi amici e il cuore pieno di ricordi che riescono ad emozionarmi incredibilmente.
Francesca Ardesio
Gennaio 2009














































